Diritto di voto italiani all’estero

Comunicato stampa PD-Svizzera

L’atto criminoso di cui si sarebbe reso colpevole Nicola Di Girolamo non ha nessuna correlazione con le storie degli italiani di prima e successive generazioni emigrati all’estero . Per questa profonda lontananza di interessi e di storie, chiediamo il suo allontanamento dall’Assemblea Parlamentare, come sarebbe dovuto avvenire immediatamente dopo l’istruttoria della Giunta per le Elezioni del Senato conclusa nell’autunno del 2008.

Il Partito Democratico in Svizzera chiede al Presidente del Senato, Renato Schifani, di procedere con urgenza al dibattito in Aula per statuire finalmente sulla leicità della presenza del signor Nicola Di Girolamo tra gli scranni dell’Assemblea e nel frattempo di rimediare al vulnus di un’elezione messa in discussione già durante lo scrutinio di aprile del 2008; ciò detto invita gli esponenti di partito dell’arco costituzionale ed i gruppi parlamentari ad una assunzione di maggiore responsabilità sui giudizi sommari che echeggiano in questi ultimi giorni in merito al diritto di rappresentanza e al ruolo dei parlamentari eletti nella circoscrizione estero.

Una cosa è il diritto di voto, cosa diversa è la pratica dell’esercizio di voto. Non è la prima volta che in Italia l’opinione pubblica e i partiti politici sono confrontati con brogli elettorali, anzi, ma mai per questa fattispecie si sono spinti a demonizzare e a chiedere la revoca del diritto di voto di intere comunità. Questa materia, del resto, attiene ai diritti di cittadinanza ed ai principi che concorrono a definire la rappresentanza e lo stato di diritto di un Paese.

Il Partito democratico in Svizzera ribadisce con fermezza l’utilità e il civismo racchiuso nel diritto di voto riconosciuto ai cittadini italiani residenti all’estero, non solo perchè ancorato nell’articolo 48 della Carta costituzionale repubblicana italiana e come tale assunto nella sua interezza, ma perché interpretato dai cittadini italiani che continuano a mantenere legami con il nostro Paese come strumento di partecipazione attiva allo sviluppo, al progresso e alla modernizzazione di una patria allargata oltre ai confini geografici e materiali, aperta e democratica. Conoscendo se stessi e la propria storia, si possono creare le condizioni per capire e accogliere anche i nuovi italiani e su questo assioma che in futuro verrà giudicato il grado di democrazia e di progresso di cui è capace l’Italia.

Segreteria nazionale PD-Svizzera

Zurigo, 28 febbraio 2010